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Sui
muri di epoca romana, emergenti dall'attuale pavimento
degli ambienti annessi alla struttura di San Biagio,
poggia la struttura muraria dell'esistente.
La
presenza di muri antichi in pietra, che si sviluppano in
direzione Est-Ovest, secondo lo studio del Prof. Paolo
Cavuoto delimitano i terrazzamenti della villa che nel
limite superiore è individuabile nel fondo di proprietà
del Sig. Pietro Votino e nel margine inferiore in quello
della famiglia Durante.
L'opus
reticolatum, tipica muratura di epoca romana, è ben
visibile nei locali attigui alla Cappella di San Biagio.
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Dal 1958 al 1964, nel territorio del Comune di Bonea
furono eseguite, sotto la direzione tecnico-scientifica
della Soprintendenza alle antichità di Napoli, diretta dall’insigne
Prof. Amedeo Maturi, delle sistematiche esplorazioni
archeologiche al fine di accertare la natura ed il
carattere di ruderi antichi affioranti nel terreno, in
località San Biagio e, particolarmente, nei pressi
dell’attuale Cimitero Comunale, le cui mura
perimetrali poggiano su mutazioni in “opus reticolatum”
tardo.
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Nel primo periodo (Agosto-Ottobre 1958) i lavori di
scavo furono effettuati mediante l’impiego di un
cantiere-scuola gestito direttamente dal Comune e la
direzione dei lavori fu affidata dalla Soprintendenza di
Napoli al Prof. Paolo Cavuoto.
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Il materiale in “opus incertum” rinvenuto mostra una
particolare
cura nella esecuzione, per cui è da ritenersi di una
fase dell’età sillana e di fattura
più elegante e da porre tra il 100 ed il 50 a.C., cosa
che può ritenersi confermata dalle pareti in I stile, e
dalla tecnica della pavimentazione realizzata in “signinum”,
con decorazioni musive ad andatura geometrica,
caratteristica, appunto, del periodo compreso tra la
fine del II secolo e la fine del I secolo a.C..
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Secondo l’ipotesi più accreditata, i reperti
sarebbero parte della famosa villa di Cocceio di cui fa
cenno Orazio nella descrizione del viaggio compiuto da
Roma a Brindisi in compagnia di Virgilio, Mecenate ed
altri illustri romani nel 37 a.C., affermando che essa
si trovi “super Caudii cauponas”.
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Agli atti del Comune, fino ad oggi, non vi era alcuna
traccia o memoria documentale di questi rinvenimenti. La
documentazione fotografica riportata nel presente
prospetto risale ad uno scavo effettuato presso il
Cimitero
Comunale nell’anno 1964 ed è
stata gentilmente concessa dalla Soprintendenza
archeologica di AV-BN-SA con determinante contributo
della dott.ssa Maria Fardello, responsabile di zona, a
cui va il grato riconoscimento dell’Amministrazione
Comunale.
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